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Patrick Dempsey ha compiuto 50 anni. In quei giorni sul web si è letto di tutto. Ognuno inventava la sua. Come sapete, anche io sono una fan di Patrick, ma non pubblico mai notizie non verificate. Leggo la prima, leggo la seconda poi decido di fare qualche domanda a Serena Panzeri per fare un po’ di chiarezza. Serena da anni collabora con la famiglia Dempsey aiutando il Patrick Dempsey Center tramite l’associazione Arm Candy Italy.

Le chiedo un semplice parere e la sua risposta mi lascia piuttosto sgomenta.

Come sapete, da poco, anche io sto portando avanti un progetto con il Centro, sono in contatto quotidianamente con lo staff, conosco molte cose, ma non per questo mi permetto di sparare cazzate.

In quei giorni mi sono trovata a leggere alcune cose strane, ma quando ho letto le parole di Serena, ci ho messo un po’ per riprendermi.

Ho deciso di lasciare le sue parole così come mi sono state scritte.

Arriva il compleanno di Patrick Dempsey.

Un compleanno importante, più del solito perché quest’anno sono 50. Mezzo secolo.

L’evento fa notizia e comincio a leggere articoli e omaggi .

Su riviste di moda, di attualità, sui siti e le pagine facebook di queste riviste, sui quotidiani nazionali.

Al primo storco il naso: tante informazioni non vere, non di cose che si possono confondere, ma di fatti. Date sbagliate, eventi e risultati sportivi errati. Le classiche cose che con un minimo di verifiche si potrebbero evitare. Strano. La rivista ha molto seguito e pensavo lavorassero più seriamente.

Arriva il secondo e comincio a irritarmi. Stessi errori del primo. Ma è possibile che chi scrive non si documenti prima? Sorvoliamo sui gossip che fanno parte del jet set e della vita dei personaggi pubblici, ma i fatti sono fatti. Davvero nel 2016 ancora raccontiamo che Patrick Dempsey ha fondato e corre con una scuderia insieme all’idolo nostrano Del Piero? È storia iniziata e finita nel 2013. E la scuderia Dempsey Racing già esisteva e continua ad esistere come Dempsey Proton Racing. Voltiamo pagina per favore?

Arriva il terzo e mi inalbero. Inserto di uno dei maggiori quotidiani italiani, se non il maggiore.

Stessi errori dei primi due, ma qui si va oltre.

Quasi cado dalla sedia leggendo che Patrick Dempsey ha fondato il “Patrick Dempsey Center” dopo la  morte della madre, nel 2014. Perché in Italia raccolgo soldi da prima allora? Penso all’iniziativa che gestisco e ai problemi che queste “imprecisioni” (ma prima di scrivere articoli, verificare i fatti non è più di moda?) possono comportare. Poi trasalisco leggendo che avrei raccontato delle cose a questa rivista. Rileggo la dichiarazione e la riconosco subito. Non essendo autorizzata a parlare di certe cose liberamente e non essendo mia prassi farlo, la memoria vola all’unico evento dove tutti i permessi erano in ordine.

Scrivo alla rivista, via mail, sul sito, alla giornalista, chiedendo una correzione immediata.

Mi rispondono dopo dieci giorni scusandosi dell’errore sulla data di apertura del centro, correggono (capirai, ormai l’articolo è stato visto, letto e condiviso da migliaia di persone). Preciso che il danno è stato anche dovuto al fatto dell’aver fatto credere che io avessi rilasciato loro un’intervista. La direttrice dice di aver cancellato anche quel pezzo, che la giornalista avrebbe dovuto specificare che la frase era stata tratta da un’altra circostanza, che è stata una leggerezza. Comunque, ammette nel mio shock, alla fine loro riprendono quanto detto da altri.

Riassumendo: un primo giornalista / blogger fa un articolo e tutti gli altri gli vanno dietro.

Ecco spiegati tutti i pezzi con lo stampino, tutte le insinuazioni. Tutti parlano della vita e delle scelte di vita degli altri, ma nessuno ha approfondito i fatti per verificare se non ci fossero motivazioni ulteriori, per dare una visione dei fatti un po’ più completa. Motivazioni che esistono, riportate mesi fa dalla stampa sportiva specialistica per quanto riguarda il ramo corse che ha anche indagato, con sorprendente successo, sulle motivazioni di un periodo personale complicato.

Copia , incolla. E il gioco continua. I pezzi si diffondono come un virus nella rete, vengono condivisi nei gruppi e la gente, che legge dieci volte la stessa notizia da dieci fonti, la ritiene vera.

Una tristezza unica.

Volete ridere? La rivista nazionale scriverà un articolo sull’attività benefica che porto avanti e sul perché e come è nata. La direttrice mi dice: sarebbe bello avere una dichiarazione ufficiale del fondatore del centro a coronare l’intervista.

Perché non gliel’avete chiesta prima di scrivere una marea di scemenze sul suo conto?

 Ora mi domando, ma quanto male facciamo con le parole?

Una persona che manda avanti un progetto, con trasparenza, amore e passione e ci mette la faccia può addirittura leggere su di sé senza saper di aver parlato?

Ma quante cazzate ci fanno credere?

Riflettete gente.

  1. 9 febbraio 2016

    Caterina grazieeeeeeeee! Finalmente una persona sincera e concreta. Non ne possiamo più di leggere balle e invenzioni varie sul conto di Patrick (…ma anche in generale) ripetute e copiate dovunque. Anche io ho letto le “notizie”di cui parli e mi sono indignata parecchio…ma quanti danni si possono fare riportando inesattezze o falsità? Soprattutto poi se parliamo di iniziative come le tue o quelle del Dempsey Center che possono dare un enorme aiuto a chi come me ha conosciuto la malattia. Mi complimento per il tuo impegno, stai facendo cose importanti, continua così.

    • 9 febbraio 2016

      Grazie Paola!!! sono contenta che ci siano persone come te 🙂 che si accorgano dello sforzo che stanno facendo alcune persone per portare avanti una causa pulita. La cosa che mi indigna di più è il leggere cose molto delicate scritte senza delicatezza.. lasciamo stare i gossip, quelli fanno parte dell’essere vip, ma un progetto di volontariato dove dietro ci lavorano tante persone no… Bisognerebbe lavarsi la bocca prima di parlare. Un abbraccio

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