Una delle domande che mi fate spesso è come fare a gestire le giornate no.

Partendo da un esempio concreto ecco i quattro semplici passi che potete fare anche voi.

 

Ieri mattina quando ho aperto gli occhi, non ho fatto la mia solita routine.

Non mi sono ripetuta HO HO HA HA nonostante possa leggerlo in grande di fronte a me sull’armadio. Mi sono alzata incazzata e già stanca perché mio figlio mi aveva svegliata presto.

Dolorante in testa per una caduta. Mi sono alzata, mi sono diretta verso il bagno, e non sono riuscita a giocare con mio figlio, ero troppo impegnata a pensare di rimanere imbronciata.

Sentivo quella sensazione di morsa allo stomaco, tipica dell’ansia. I pensieri andavano a mille. Devo far tante cose, troppe, continuavo a ripetermi nella mente.

Non voglio portare il mio piccolo dalla nonna è tre giorni che non mi vede. La sensazione di ansia non passa. La mia testa continua a ripetermi tutte le cose che devo fare prima di sera, incluso scrivere.

Con modi non proprio gentili chiedo al mio compagno di scendere al piano di sotto con mio figlio in modo tale che io possa sistemare la zona notte -se non lo faccio io non lo fa nessuno-.

Sono già le nove della mattina e io non ho alcuna intenzione di mollare la presa con la mia mente e la mia ansia. Scendo al piano di sotto e sono talmente agitata che nel fare un movimento mi faccio male alla schiena e al collo a tal punto di dovermi far fare una puntura…

Secondo voi mi basta per darmi una calmata? No.. mi arrabbio ancora di più perché tutti i programmi che avrei voluto fare non posso più farli  in quanto non riesco a guidare.

Ecco che scoppio a piangere, e le uniche parole che riesco a dire sono “non ce la faccio più“. Mio figlio di 3 anni mi guarda con i suoi occhioni e mi dice “Mamma” e corre ad abbracciarmi. Ed io mi sento ancora più triste… Mio figlio non lo vedo da tre giorni e io anziché pensare a lui penso a quei pensieri stupidi e inutili. “Non sono di certo una brava madre“, mi ripeto e le lacrime continuano a sgorgare.

Poi una vocina inizia a dirmi: “ma come non sei tu quella della risata? Quella del metodo delle 3A? Quella che sa trasformare le emozioni? Quella a cui le persone sono grate”.

D’istinto mi viene da dire “ma chi se ne frega , oggi sono così è basta tutti hanno dei momenti no“. Poi però qualcosa avviene e non posso più ignorarlo. Mio figlio inizia a diventar noioso, e a piagnucolare per qualsiasi cosa. In un primo momento dico “ecco ci mancava solo lui” ma poi mi fermo ad osservarlo e mi rendo conto di cosa sto facendo. Con il mio stato d’animo sto influenzando quello di mio figlio e delle mia famiglia.

Ormai sono passate 3 ore da quando mi sono alzata e ancora sono qui a inquinare la mia mente e la giornata degli altri? Ok è ora di darci un taglio. Guardo mio figlio, guardo mio marito e inizio a ridere. La mia mente mi dice “ma che c…o stai facendo” e io rido più forte. Poi dopo circa 5 minuti di risate, mi fermo chiudo gli occhi e mi dico: “ok, oggi ho questa sensazione di ansia, ma cosa vuole dirmi?”.

La risposta arriva subito: “sei solo stanca Caterina, prenditi del tempo per riposare”. A questa risposta mi scappa da ridere ancora di più, perché mi dico “beh, tutto qui?”, nella mia mente si erano già formati tutti quei pensieri per dirmi che ero solo stanca? Già è così che funziona.

Da una piccola emozione che vuole comunicarci qualcosa di specifico noi siamo capaci di costruire castelli e di stare male per ore o magari per giorni. E poi non contenti sporchiamo tutto quello che c’è intorno a noi. Il fatto di riuscire o meno a cambiare lo d’animo del momento è solo questione di allenamento. Non importa chi o cosa c’è vicino a noi, è sotto nostra completa responsabilità agire per cambiare il nostro stato d’animo. Questo concetto vale per tutte le emozioni.

Quindi cosa fare?

  1. Fermati un istante, siediti e respira (non dire che non puoi, puoi sempre chiuderei bagno con la scusa di fare pipì).
  2. Realizza che cosa stai effettivamente provando: hai ansia? rabbia? tristezza? Dai il nome giusto all’emozione che senti.
  3. Ascolta quello che realmente vuole dirti e ringraziala.
  4. Fai un’azione che ti aiuti a spostare il focus (io per esempio uso la risata che mi aiuta anche  produrre serotonina).

Ricorda sempre che l’emozione che più ferisce a volte è anche quella che guarisce!

Buon lavoro.

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